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“Sono Figlio del Caos”

atto secondo

in scena: Maurizio Bertolini, Roberta Bonetto, Massimo Cafarella, Francesca Carnevali, Enza Fantini, Elena Maritano, Sara Rossino, Massimo Valz Brenta 
testo e collaborazione alla regia: Patrizia Nicola
voce narrante: Eugenio Allegri, Enza Fantini
coreografia e movimento: Antonella Usai
ideazione e regia: Beppe Gromi

Con lo spettacolo “Sono figlio del caos atto II” riprende e si rinnova lo studio e la ricerca di Fabula Rasa, iniziata nel 2001, sulla vita di Pirandello, sui rapporti con la madre, la moglie Antonietta e con vari personaggi del corpus delle Novelle, la cui stesura e ristesura ha accompagnato la vita personale ed artistica dell'autore in un rispecchiamento continuo tra esperienza ed immaginazione. 
L' analisi su disparati caratteri, sull' interazione in cui ognuno vive e proietta una visione soggettiva, come sull' impossibilità di rintracciare una “realtà oggettiva”o almeno condivisa dagli attori che la vivono, ne fanno oggetto di interesse ancor più oggi, quando questi temi sono affrontati anche dalla sociologia ( E. Goffman) e dalla filosofia ( Nagel) per la valenza che hanno nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Sorprendente è l'attualità di vari temi trattati nelle Novelle e su alcuni di questi si sofferma lo spettacolo, prendendosi la libertà di trasporli direttamente ai nostri giorni.

Con il forte sentimento di quanto un autore che affronta temi che oggi chiamiamo “utero in affitto”, che parla di maternità rifiutata, in quanto esito di violenza, che si sofferma sul senso di profonda nostalgia ed estraneità che rimane nell'animo di ogni “straniero” (“migrante”) che si trovi lontano dalla sua terra., può arrivare a comunicare con tutti e proporci interrogativi a cui non è facile, ma è necessario cercare una risposta. Così ad esempio la donna che si ispira alla novella ”Il buon cuore” presenta il dramma di chi non riesce ad avere un figlio naturale e si sente per questo pronta a tentare ogni via, anche a “comprare “ il figlio da un'altra, come non manca di raccontarci a volte la cronaca. O la nostalgia per la terra lontana del “Lars” di “Lontano”, naufrago sulle costa di Porto Empedocle ci porta direttamente ai naufraghi di cui parla quotidianamente il telegiornale, dunque a sbarchi più infelici e drammatici.

Pirandello sottolineò la disumanità dello sfruttamento lavorativo dei più poveri ( ad es. dei trasportatori di zolfo della sua terra), nutrì attenzione per l'infanzia costretta al lavoro, per la miseria di svariati destini femminili, come per il dolore provocato da ogni guerra e questo lo rende, con la debita storicizzazione, un autore-testimone di sofferenze in cui nel sociale e nel privato continua a vivere una gran parte dell' umanità. 
E sull'estrema consapevolezza del dolore il Primo Personaggio dello spettacolo interroga, tra ironia e desiderio di consolazione, sia Pirandello che, ci auguriamo, gli spettatori.

In scena vengono indagati anche sentimenti intimi, personali dell'autore quali l'amore per la madre e il travagliato legame, inizialmente felice, con la moglie che solo dopo decenni l'autore si arrese ad allontanare da casa a causa della “follia” di cui egli si sentiva responsabile, oltre che vittima. 
Sulla lettura fuori campo di tre brevi frammenti, vere “perle”pirandelliane , è ancora al movimento e alla danza, al corpo dunque, che viene demandato il compito, la sfida di riproporre l'essenza della parola e dei vissuti nella continua tensione a riprodurre nei gesti, nel ritmo, nell'espressività il messaggio e lo spirito di soggetti legati ad un teatro tradizionalmente di parola. 
Un esperimento nel senso letterale, un lavoro di scavo e di appropriazione che ha coinvolto in modo totale la Compagnia.

Tecniche: teatro d'attore, teatro danza
Fascia d'età: da 14 anni, per tutti
Esigenze tecniche: m 6 x m 6, Kw 8

Fabularasa - Compagnia Teatrale

La Compagnia Teatrale Fabula Rasa nasce nel 1993 dall'impegno nel mondo dell'arte e dello spettacolo di alcuni artisti professionisti e operatori sociali.

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